Anche se le terrazze dell’antica fortezza di Santa Maria al Belvedere che ospitano le opere più importanti di Moore, sono strutturalmente e paesaggisticamente diverse dagli ecosistemi dello Yorkshire, dove esse furono ideate e concepite, nulla hanno perso del incanto esecutivo. Moore, lo scultore che ha spazzato la secolare forza britannica dell’espressione pittorica, imponendo un linguaggio scrittoreo che ben presto divenne famoso in tutto il mondo, si adatta o si integra in qualsiasi scenario, in quanto le sue opere hanno la forza ciclonica degli elementi e la poesia della cruda e pur sempre varia, realtà espressiva.


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Moore: figura Distesa n°2

 

 

Questa mostra comprende oltre a 40 grandi sculture famose come: “Figure reclini”, “Lungo arco”, “Re e regina”, alle più recenti ideazioni a forma quadrata , 160 sculture, un centinaio di disegni e 28 incisioni ispirate da uno stupendo cranio di elefante che Muore ebbe in dono. In questa completa rassegna possiamo appieno entrare nel mondo artistico di questo grande Maestro inglese e studiare in modo approfondito il decorso del suo pensiero, da quando negli anni 20 e 30, egli capeggiò la rinascita dell’intaglio “immediato”, conferendo ai suoi materiali una verità affatto illusionistica. In questo modo la grana del legno, o la scalpellatura della pietra divenne un supporto ideale del suo messaggio. I volumi e gli spazi sono sempre stati per Moore un illimitato campo di esplorazione, al punto tale che forando o dividendo le masse, produceva non solo un' esauriente ricerca formale, ma induceva lo stesso spettatore ad una verifica della genialità inventiva dell’artista.

E per raggiungere la sua massima espressività spaziale, Moore aggiungeva alle sue sculture materiali complementari, come nelle figure con corde del ’38-60. L’imponente studio, che Moore conduce sulle figure sdraiate, si ispira ad una scultura messicana conservata al British Museum di Londra e trova una certa colleganza con le “figure” che dal '38 in avanti si identificano con la forza del vento che spezza e sgretola le rocce, fino a farle assumere significati profondamente armonici, non ha importanza se a volte si scheletrizzano, l’essenziale è conservare quella forza eroica che Moore vuole rappresentare, in quanto è insita nella sua psicologia e nella sua forza di uomo dei nostri tempi.

 

Moore: figura giacente

 

Strutturalmente e antropologicamente nella sua “madre con figlio” del ’53, ha sviscerato quel rapporto antropofago che esiste tra madre e figlio, fra la matrice della vita e la conseguente germinazione. Ma l’interesse scientifico e paleontologico di Moore non si ferma solo sulle forme amorfe, ma si concentra anche sulle strutture che segnarono il cammino dell’uomo, oppure formarono il suo scheletro e lo scheletro degli animali che lo circondano e lo hanno circondato. Muore esplora perciò il “linguaggio” delle selci, delle ossa degli animali al fine di tramutare le sensibili vibrazioni che emanano, che colpiscono la sua eccezionale sensibilità, per trasformarle in forme, in masse, in linguaggi che rimangono validi, in quanto partono da un figurativo naturalistico e si “fissano” in un'ideazione che abbraccia contemporaneamente passato e futuro. Nelle opere di Moore si studia la genesi dell’universo e si capta la struttura che ne forma l’essenza.

Un’opera di Moore va pertanto accettata come punto dominante di una situazione che forma il paesaggio, o un centro urbanistico e non come un monumento da integrare in soluzioni già acquisite. Infatti le grandi statue che Moore dispone come ornamento delle sue splendide terre dello Yorkshire, creano paesaggi nuovi, creano bellezze che vengono esaltate dalla chiara luce del suo nord e dal pallido sole che le illumina. Il linguaggio di Moore è un canto di esultanza che senz’altro dominerà il pensiero delle generazioni future. Ne sono convinto. 

  
Giuseppe Ambrosini – 1972 -

 

 

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